Domenica prossima, tempo permettendo, ci sarà una festa in stile anni 50 che la sottoscritta in uno dei suoi soliti momenti di follia, ha pensato bene di organizzare nel giardino di casa.
Gonne a ruota, calzini bianchi, fili di perle, lambrette e Elvis inonderanno la nostra proprietà in un'orgia di allegria (si, dovevo fare la pubblicitaria).
In un momento di follia ancora più intensa, ho deciso che tenere il muso a chicchessia, perseverare nei vecchi (e nuovi) rancori, e tenere chiuse porte che sembravano sbarrate, è un'inutile perdita di tempo ed energie, che in fondo chemmenefrega, che arrabbiarsi con la gente è facile ma farsela passare lo è ancor di più.
Insomma, è tornata la solita Candy! Ma con un pizzico di malizia in più: se la gente non coglierà il mio rametto d'ulivo stretto nel palmo accondiscendente della mia mano, cazzi loro: io passerò definitivamente dalla parte della ragione, gli altri dal torto marcio. Tiè.
Incredibilissimo ma vero, quando il CM ha espresso l'intenzione di invitare i suoi amici, io gli ho risposto con un cordiale 'ma certo'.
'Ma certo, tipo fallo e sei morto, o certo ok va bene?'.
'Certo ok va bene'.
'Hai la febbre?'
Eh, voi non sapete i retroscena.
Riavvolgiamo il nastro a circa nove mesi fa, quando mi accingevo a convolare.
Prima di tutti chiariamo che il CM ha amici di serie A (i suoi testimoni di nozze, fondamentalmente), con cui si vede regolarmente, e si esce spesso. E amici di serie B, che ci si vede due volte l'anno, che per me son già troppe. In questo post si parlerà degli amici di serie B.
Le mie amiche, che stavano organizzando le 'sorprese' e gli 'scherzi' agli sposi, erano state chiare con gli altri amici dello sposo:
'la sposa ha decretato che nessuno può entrare in casa. La sposa è allegra e sta agli scherzi, ma la sposa pagherà una persona per pulirle casa al venerdì, in modo che la sera del sabato, giorno del matrimonio, sia in ordine per eventuali pellegrinaggi al bagno. Inoltre, la sposa si sveglierà presto la domenica mattina, dovrà preparare i bagagli in tutta fretta per partire entro mezzogiorno per la luna di miele, e non potrà sistemare eventuali danni causati dagli 'scherzi'. Inoltre, la sposa vi conosce pochissimo, o cari amici di serie B, e non ha piacere che le entrino in casa persone semisconosciute in sua assenza. Infine, se vogliamo dirla tutta, la sposa è un pò snob, e le fan cagare gli 'scherzi' che sono in uso da trent'anni a sta parte, tipo l'acqua in casa, i pesci nella vasca, la via crucis nel cortile, e stronzate del genere. Grazie per l'attenzione'.
Ovviamente, gli amici dello sposo di serie B, pure poco amati dalla sposa, che hanno sempre ricambiato abbondantemente l'inesistente simpatia con altrettanta inesistente simpatia, di nascosto dalle amiche (le effettive direttrici dei lavori assieme ai testimoni dello sposo), si sono procurati una chiave e
hanno messo una cinquantina di bicchieri di plastica colmi d'acqua nel disimpegno che divide le tre stanze del mio appartamento, che per svuotarli si è fatto un fangaio da lì al lavello della cucina;
fatto il classico 'sacco' al letto (ooooh che scherzone originale!! Ma soprattutto INUTILE: in due secondi si risistema un letto composto da un lenzuolo e un copriletto che viene tolto in ogni caso prima di dormire viste le temperature agostane), che mi ha fatto un sacco schifo al pensiero che mani estranee e non pulite abbiano toccato le mie lenzuola dove dormo;
avvolto il baldacchino col cellophane e riempito fin quasi al soffitto coi palloncini (l'unica cosa carina che avrei potuto apprezzare se non fossi stata incazzata come una biscia velenosa);
e ...sentite questa, nascoste sei sveglie puntate a vari orari della notte in giro per la stanza. Ma non tipo dietro i mobili o sopra l'armadio.
No.
NEL.
Armadio.
IN MEZZO ai miei vestiti.
NEI cassetti.
NEL mio cassetto della biancheria intima. Quello dove teniamo anche cose 'un pò private' che sappiamo solo io e il CM.
NELLE scatole sotto al letto, in mezzo ad altri vestiti, che purtroppo non posso mettere in armadio per ragioni di spazio.
In camera mia, nel Santo Graal della mia intimità e riservatezza. Gente semisconosciuta che è entrata in casa mia, ha aperto i miei cassetti e toccato le mie cose. Ho l'ascella agitata pure ora a nove mesi di distanza che ci sto ripensando.
MA io sono zen. Ricordiamolo intensamente respirando lentamente. Sono MOLTO zen. Rimuoverò, assieme all'anidride carbonica dei miei polmoni, il fastidioso ricordo di QUANTO mi sono incazzata espirando l'aria lunghissimamente e disperdendolo nel vento.
Non penserò più che, dopo il ristorante, avevo dato appuntamento a tutti nel cortile di casa per lanciare le lanterne volanti. Cinquanta lanterne che alla fine vista l'incazzatura sono rimaste in garage. Non penserò che prima di finire in bellezza la nostra festa, ho dovuto entrare in casa in tutta fretta perchè mi stavo pisciando addosso. Non penserò che il passaggio per il bagno era bloccato dai bicchieri. Non penserò a tutte coloro che mi hanno aiutato a svuotarli, le mie amiche, mia mamma e mia suocera, tutte accigliatissime e tutte mute concordi che era solo una gran stronzata. Non penserò alla sgradita sorpresa quando ho scoperto che erano entrati in camera. Non penserò all'incazzatura fotonica che mi ha fatto star male per due giorni.
No. No.
Tutto svanito nel vento.
'Non ho la febbre. Certo che puoi invitare i tuoi amici. Io amo tutti. Io sono zen. Give people a second chance. Piz and love, accidenti.'
(Prossima settimana vi racconto.)
Think In Pink
Le scemenze di una che nonostante tutto, la faccenda la vede sempre fucsia
lunedì 28 maggio 2012
giovedì 24 maggio 2012
Una ciliegia tira l'altra
Sabato scorso sono salita sopra l'albero di ciliegie a casa dei miei dopo aver visto che domenica faceva brutto e aver deciso di rimanere a casa a riempire vasetti di marmellata.
Sono arrivata che mia mamma era già sopra, come tutti gli anni, e mi ci sono arrampicata anch'io, da tradizione, perchè le scimmie della famiglia siamo sempre state io e lei, solo che quest'anno c'avevo il papà e il maritino che gentilmente da sotto mi urlavano di scendere intervallando un sacco di insulti perchè se cado poi muoio che sono a rischio emorragia che c'ho la cosa in testa che sono malata e palle varie. Finchè la mia dolce mammina, che ricordiamo è colei che, qualche mese fa, appena lasciato il mio capezzale da moribonda, nell'uscire dall'ospedale, ha simpaticamente ricordato ad amici e parenti affranti che 'oh che culo, siamo anche vicini all'obitorio', senza traccia di ironia ma con sorprendente lucidità e franchezza, ha zittito i nostri due uomini con un altrettante parole lucide e franche 'tanto se non muore per la Cosa muore di Alzheimer'.
La mamma della mia bisnonna era un'allegra donnina che veniva dal frizzante Brasile. Il padre, ancora giovane e single, era andato a trovare suo fratello che intorno al 1870 si era trasferito in SudAmerica, con l'intento di costruirsi una vita anche lui laggiù, solo che appena arrivato, un tifone, un terremoto o una non ben identificata calamità naturale si è portata via il fratello e tutti i suoi beni su cui lui contava di mangiare.
Così s'è sposato la cognata, se l'è caricata, e se n'è tornato da dove è venuto, alle pendici del Grappa, a bere appunto la grappa e a farsi ammazzare da una mucca.
Il mio racconto non può essere più ricco di particolari per ovvie ragioni, perciò non chiedetemene e prendete per buono ciò che vi dico, fosse altro xchè mi conoscete e può essere possibilissimo che un mio avo si sia fatto ammazzare da una mucca.
La mamma della mia bisnonna, la brasiliana, mise al mondo qualche marmocchio color caffelatte sbiadito, tra cui la mia bisnonna Elvira.
Rapidamente, nel piccolo paesello dove si erano trasferiti, da La Brasiliana, cominciarono a chiamarla La Brasiliana Matta, finchè, suppergiù mentre per il mondo tutti si scapicollavano per la Prima Guerra, non diventò la Matta e basta.
Quelli erano tempi dove i contadini prendevano le malattie per quello che erano, una banale fase della vita: La Matta, finchè riusciva a capirsi se ne stette nei campi, poi venne messa a letto, poi morì senza troppa considerazione.
Nonna Elvira crebbe i suoi fratelli, e poi crebbe i suoi figli, e anche mia nonna materna, Nonna Bernarda, e io l'ho conosciuta bene Nonna Elvira, mi portava sempre in camera sua a prendere dal cassettone le mentine di zucchero, e a mia sorella la convinse a buttare il ciuccio al cane, che a tre anni non stava bene tenere sempre il ciuccio in bocca, che ormai era grande.
Un giorno quelli del paese chiamarono il figlio grande di Nonna Elvira, dicendo che era tre giorni che Nonna girava per la piazza scalza, che non si ricordava chi era, che loro la riaccompagnavano nella vecchissima casa di famiglia, ma che poi lei tornava sempre in piazza.
Nonna Elvira morì l'estate del mio diploma, a 89 anni, in un ospizio nei colli del Grappa, circondata da un sacco di bambolotti e stringendo un Ciccio Bello tutto inzaccherato, che lei gli dava la sua minestra col cucchiaio 'ma sto putìn no el vol saverghene de magnar', brontolava sempre che il suo bimbo non voleva mangiare, cara. Era una donna dolcissima che, nonostante tutto ha avuto la fortuna di star male solo negli ultimi quattro anni di vita.
Nonna Bernarda ha cominciato a perdere la tramontana poco meno di due anni fa. Di anni ne fa 78 in autunno, e sembrerebbe che la campana sia suonata anche per lei.
Come ho scritto alla Pink, al mio matrimonio è venuta tutta chic, con l'abito bianco a fiori neri, le scarpe lucide, la piega fatta la mattina stessa, e i gambaletti con l'elastico grosso che la stringevano sotto le ginocchia, perchè 'non si ricordava dove aveva messo le calze', quando mia zia le aveva preparato i panni tutti assieme sulla sedia. Prende già le medicine, e sta bene nonostante tutto, ma il suo destino sembra comunque segnato.
E io e mia madre, che siamo, per ora, gli ultimi rametti di quell'albero genealogico, sopra il nostro albero di ciliegie, sabato scorso ci abbiamo riso su, perchè 'sarà fighissimo, tutti che impazziscono a starci dietro quando le vere pazze saremo noi', insomma, a far discorsi da matte già ora, ma poi abbiamo sospirato forte perchè a impazzire, dimenticare, perdere tutto quello che si ha, e soprattutto quello che si è, noi mica si ha voglia.
Sono arrivata che mia mamma era già sopra, come tutti gli anni, e mi ci sono arrampicata anch'io, da tradizione, perchè le scimmie della famiglia siamo sempre state io e lei, solo che quest'anno c'avevo il papà e il maritino che gentilmente da sotto mi urlavano di scendere intervallando un sacco di insulti perchè se cado poi muoio che sono a rischio emorragia che c'ho la cosa in testa che sono malata e palle varie. Finchè la mia dolce mammina, che ricordiamo è colei che, qualche mese fa, appena lasciato il mio capezzale da moribonda, nell'uscire dall'ospedale, ha simpaticamente ricordato ad amici e parenti affranti che 'oh che culo, siamo anche vicini all'obitorio', senza traccia di ironia ma con sorprendente lucidità e franchezza, ha zittito i nostri due uomini con un altrettante parole lucide e franche 'tanto se non muore per la Cosa muore di Alzheimer'.
La mamma della mia bisnonna era un'allegra donnina che veniva dal frizzante Brasile. Il padre, ancora giovane e single, era andato a trovare suo fratello che intorno al 1870 si era trasferito in SudAmerica, con l'intento di costruirsi una vita anche lui laggiù, solo che appena arrivato, un tifone, un terremoto o una non ben identificata calamità naturale si è portata via il fratello e tutti i suoi beni su cui lui contava di mangiare.
Così s'è sposato la cognata, se l'è caricata, e se n'è tornato da dove è venuto, alle pendici del Grappa, a bere appunto la grappa e a farsi ammazzare da una mucca.
Il mio racconto non può essere più ricco di particolari per ovvie ragioni, perciò non chiedetemene e prendete per buono ciò che vi dico, fosse altro xchè mi conoscete e può essere possibilissimo che un mio avo si sia fatto ammazzare da una mucca.
La mamma della mia bisnonna, la brasiliana, mise al mondo qualche marmocchio color caffelatte sbiadito, tra cui la mia bisnonna Elvira.
Rapidamente, nel piccolo paesello dove si erano trasferiti, da La Brasiliana, cominciarono a chiamarla La Brasiliana Matta, finchè, suppergiù mentre per il mondo tutti si scapicollavano per la Prima Guerra, non diventò la Matta e basta.
Quelli erano tempi dove i contadini prendevano le malattie per quello che erano, una banale fase della vita: La Matta, finchè riusciva a capirsi se ne stette nei campi, poi venne messa a letto, poi morì senza troppa considerazione.
Nonna Elvira crebbe i suoi fratelli, e poi crebbe i suoi figli, e anche mia nonna materna, Nonna Bernarda, e io l'ho conosciuta bene Nonna Elvira, mi portava sempre in camera sua a prendere dal cassettone le mentine di zucchero, e a mia sorella la convinse a buttare il ciuccio al cane, che a tre anni non stava bene tenere sempre il ciuccio in bocca, che ormai era grande.
Un giorno quelli del paese chiamarono il figlio grande di Nonna Elvira, dicendo che era tre giorni che Nonna girava per la piazza scalza, che non si ricordava chi era, che loro la riaccompagnavano nella vecchissima casa di famiglia, ma che poi lei tornava sempre in piazza.
Nonna Elvira morì l'estate del mio diploma, a 89 anni, in un ospizio nei colli del Grappa, circondata da un sacco di bambolotti e stringendo un Ciccio Bello tutto inzaccherato, che lei gli dava la sua minestra col cucchiaio 'ma sto putìn no el vol saverghene de magnar', brontolava sempre che il suo bimbo non voleva mangiare, cara. Era una donna dolcissima che, nonostante tutto ha avuto la fortuna di star male solo negli ultimi quattro anni di vita.
Nonna Bernarda ha cominciato a perdere la tramontana poco meno di due anni fa. Di anni ne fa 78 in autunno, e sembrerebbe che la campana sia suonata anche per lei.
Come ho scritto alla Pink, al mio matrimonio è venuta tutta chic, con l'abito bianco a fiori neri, le scarpe lucide, la piega fatta la mattina stessa, e i gambaletti con l'elastico grosso che la stringevano sotto le ginocchia, perchè 'non si ricordava dove aveva messo le calze', quando mia zia le aveva preparato i panni tutti assieme sulla sedia. Prende già le medicine, e sta bene nonostante tutto, ma il suo destino sembra comunque segnato.
E io e mia madre, che siamo, per ora, gli ultimi rametti di quell'albero genealogico, sopra il nostro albero di ciliegie, sabato scorso ci abbiamo riso su, perchè 'sarà fighissimo, tutti che impazziscono a starci dietro quando le vere pazze saremo noi', insomma, a far discorsi da matte già ora, ma poi abbiamo sospirato forte perchè a impazzire, dimenticare, perdere tutto quello che si ha, e soprattutto quello che si è, noi mica si ha voglia.
giovedì 17 maggio 2012
Forse è il caso che mi ri-svegli
E insomma, pensavo a MrMiliardo e a tutti i suoi miliardi. Ci pensavo perchè ieri era il suo compleanno, il cinquantunesimo per l'esattezza.
Io come al solito ero in giro, l'ho chiamato in giornata per fargli gli auguri, ma so per certo che: è venuto in ufficio, ha fatto sistemare un pò di cose, è stato sempre al telefono, a metà mattina ha spedito una 'signorina' - ovvero un'impiegata, come le chiama lui - a comprare le pastine, a pranzo ha mangiato fuori con la sempre impellicciata moglie, è tornato in ufficio, ha sparato un pò di cagate, è uscito a bere il suo chinotto con un paio di soci di una non specificata società delle sue, e alle cinque se n'è andato probabilmente dall'amichetta di turno prima di tornarsene a casa, infatti io che sono rientrata alle sei meno dieci per dargli un saluto non l'ho trovato e le 'signorine' mi hanno raccontato tutto ciò di cui sopra. Praticamente, pastine a parte, la sua giornata è stata tale e quale a tutte le altre.
Non che debba essere la Giornata Internazionale di MrMiliardo eh, ma.... SE IO AVESSI I SUOI SOLDI. Non avete idea di quante volte lo pensi.
Io intanto mi prenderei la giornata libera, ben sapendo che, pur essendo il capo, come tutti sono utile ma non indispensabile, e che mi avvalgo della massima collaborazione e fiducia di un sacco di 'signorine'.
Prenderei la mia famiglia, Cane e Gatto compreso, e andrei a fare una bella gita, al lago, all'Italia in miniatura, nei nostri bei colli, oppure, se mi sembrasse troppo middleman, o se il compleanno cascasse di venerdì o di lunedì, prenderei un aereo e me ne andrei a fare un bel weekend lungo. Porterei anche gli amici, e magari, se fosse un compleanno speciale tipo una cifra tonda, caricherei su anche le 'signorine', la colf e la babysitter delle 'bambine', che ormai le sue c'hanno 19 e 16 anni ma pare funzioni così, pure i figli di Brooke c'avevano la babysitter a quell'età, e allora anch'io.
Comprerei a tutti delle belle scarpe, e io quel vestito fucsia che ieri ho visto in vetrina da Belmondo, che secondo me mi sta benissimo ma che al mio attuale portafogli no.
Spegnerei il telefono per un giorno e magari due, oppure pagherei una persona che non conosco per rispondere alle telefonate, alla quale badereri bene di non affezionarmi, e che quindi non porterei via con me.
Noleggerei dei pullmini per poter fare tutte le gite tutti insieme, e se la meta fosse in riva al mare, pure una spiaggia privata.
La sera ci sarebbe una gran torta alla crema e cioccolato, annaffiata da litri di Franciacorta, mojito e per chi non vuole, una bevanda tuttisucchi shakerata con una goccia di sciroppo alla fragola, che viene una delizia. Si ballerebbe fino a notte, magari raggiunto un certo grado alcolico si farebbe pure il karaoke, e poi tutti a dormire nelle proprie camere con salottino privato, bagno con jacuzzi e servizio in camera.
Farei l'amore con il mio compagno, non mi servirebbe nessun 'amichetto di turno', perchè sarei già molto felice e soddisfatta così.
E alla fine, solo dopo aver fatto tutte queste cose ed essermi veramente goduta il frutto del mio lavoro e dei miei guadagni, allora tornerei a casa, pronta a ributtarmi sugli affari, fino alla prossima valida occasione per far festa.
Insomma al solito, chi ha pane non ha i denti, chi ha i denti non ha pane.
Nel caso mi capitasse na' botta di culo fotonica che c'ho pane da regalare, chi viene con me a festeggiare i miei compleanni?
Io come al solito ero in giro, l'ho chiamato in giornata per fargli gli auguri, ma so per certo che: è venuto in ufficio, ha fatto sistemare un pò di cose, è stato sempre al telefono, a metà mattina ha spedito una 'signorina' - ovvero un'impiegata, come le chiama lui - a comprare le pastine, a pranzo ha mangiato fuori con la sempre impellicciata moglie, è tornato in ufficio, ha sparato un pò di cagate, è uscito a bere il suo chinotto con un paio di soci di una non specificata società delle sue, e alle cinque se n'è andato probabilmente dall'amichetta di turno prima di tornarsene a casa, infatti io che sono rientrata alle sei meno dieci per dargli un saluto non l'ho trovato e le 'signorine' mi hanno raccontato tutto ciò di cui sopra. Praticamente, pastine a parte, la sua giornata è stata tale e quale a tutte le altre.
Non che debba essere la Giornata Internazionale di MrMiliardo eh, ma.... SE IO AVESSI I SUOI SOLDI. Non avete idea di quante volte lo pensi.
Io intanto mi prenderei la giornata libera, ben sapendo che, pur essendo il capo, come tutti sono utile ma non indispensabile, e che mi avvalgo della massima collaborazione e fiducia di un sacco di 'signorine'.
Prenderei la mia famiglia, Cane e Gatto compreso, e andrei a fare una bella gita, al lago, all'Italia in miniatura, nei nostri bei colli, oppure, se mi sembrasse troppo middleman, o se il compleanno cascasse di venerdì o di lunedì, prenderei un aereo e me ne andrei a fare un bel weekend lungo. Porterei anche gli amici, e magari, se fosse un compleanno speciale tipo una cifra tonda, caricherei su anche le 'signorine', la colf e la babysitter delle 'bambine', che ormai le sue c'hanno 19 e 16 anni ma pare funzioni così, pure i figli di Brooke c'avevano la babysitter a quell'età, e allora anch'io.
Comprerei a tutti delle belle scarpe, e io quel vestito fucsia che ieri ho visto in vetrina da Belmondo, che secondo me mi sta benissimo ma che al mio attuale portafogli no.
Spegnerei il telefono per un giorno e magari due, oppure pagherei una persona che non conosco per rispondere alle telefonate, alla quale badereri bene di non affezionarmi, e che quindi non porterei via con me.
Noleggerei dei pullmini per poter fare tutte le gite tutti insieme, e se la meta fosse in riva al mare, pure una spiaggia privata.
La sera ci sarebbe una gran torta alla crema e cioccolato, annaffiata da litri di Franciacorta, mojito e per chi non vuole, una bevanda tuttisucchi shakerata con una goccia di sciroppo alla fragola, che viene una delizia. Si ballerebbe fino a notte, magari raggiunto un certo grado alcolico si farebbe pure il karaoke, e poi tutti a dormire nelle proprie camere con salottino privato, bagno con jacuzzi e servizio in camera.
Farei l'amore con il mio compagno, non mi servirebbe nessun 'amichetto di turno', perchè sarei già molto felice e soddisfatta così.
E alla fine, solo dopo aver fatto tutte queste cose ed essermi veramente goduta il frutto del mio lavoro e dei miei guadagni, allora tornerei a casa, pronta a ributtarmi sugli affari, fino alla prossima valida occasione per far festa.
Insomma al solito, chi ha pane non ha i denti, chi ha i denti non ha pane.
Nel caso mi capitasse na' botta di culo fotonica che c'ho pane da regalare, chi viene con me a festeggiare i miei compleanni?
lunedì 14 maggio 2012
Mercoledì 14 maggio 2009
Si consiglia
prima di leggere questo post, e poi magari anche quest’altro. Non ne avete
voglia, lo so, fa lo stesso dai.
Insomma, ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono incamminata nuovamente verso l’appartamento per raggiungere tutti gli altri, e dopo qualche passo mi accorgo che è tornato indietro pure CoinquilinoFelice.
Tutta fiera di niente gli porgo il giacchino, mi ringrazia, ci mettiamo a camminare e neanche il tempo di dire chissà che memorabili massime, mi ritrovo la sua lingua in bocca.
La tal lingua, mi porta su su in quel cielo di cui parlavo prima, mi fa fare il giro dell’universo e mi riporta sul Corso della RidenteCittadinaMarittima in trenta secondi.
"Caro Diario,
hai presente
quando si sente dire ‘toccare il cielo con un dito’? Ecco, io lo sto toccando.
Lo sento, lì, ciccioso, colorato di fresco, soffice, leggero ma pieno di
energia: è il cielo, tutto intorno a me, dentro di me, sulla mia pelle. O forse
è solo banale felicità.
Andiamo per
ordine: domenica 11 maggio siamo andati, tutti e sei noi coinquilini marittimi,
a cena in un ristorante di pesce, poco lontano dal nostro appartamento estivo.
Lungo la strada, che abbiamo fatto passeggiando, CoinquilinoFelice si è reso
conto di essersi inutilmente portato la giacca di pelle, perché faceva un gran
caldo. Io mi sono quindi offerta di tenergliela, e l’ho portata in custodia
tutto il tempo.
Almeno finchè non abbiamo mangiato, perché poi, piena
di risotto alla marinara e cremina al mascarpone, i ricordi delle mie papille
gustative hanno offuscato quelli della mia memoria a breve termine, cancellandone
la cronologia. Dopo la cena, siamo quasi arrivati all’appartamento a recuperare
le nostre cose per poi riprendere la strada di casa verso una nuova settimana
lavorativa, quando sento CoinquilinoFelice che borbotta ‘oh ma io non avevo una
giacca?’. La sottoscritta, che fino ad un nanosecondo prima stava ridendo
sguaiatamente ad una sua inutile battuta, si blocca all’istante, sbianca, si fa
uscire un sonoro ‘merda’ dalla bocca, e schizza sul suo tacco dodici caracollando
verso il ristorante alla velocità della luce.
Per fortuna
ho trovato sulla porta la cameriera che, senza una parola mi ha porto il
giacchino con un dito, t’immagini se gliel’avessi perso, la figura???Insomma, ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono incamminata nuovamente verso l’appartamento per raggiungere tutti gli altri, e dopo qualche passo mi accorgo che è tornato indietro pure CoinquilinoFelice.
Tutta fiera di niente gli porgo il giacchino, mi ringrazia, ci mettiamo a camminare e neanche il tempo di dire chissà che memorabili massime, mi ritrovo la sua lingua in bocca.
La tal lingua, mi porta su su in quel cielo di cui parlavo prima, mi fa fare il giro dell’universo e mi riporta sul Corso della RidenteCittadinaMarittima in trenta secondi.
Sono rimasta
ad occhi chiusi con la bocca a cuore lì in mezzo alla strada con un martello
che bussava freneticamente al centro del mio petto e le orecchie piene di
uccellini in festa, finchè non sento lui che ride e dice ‘bello, un bacio al
gusto di pesce’.
Il mio ‘mi piace il pesce’ poteva sembrare un tantino fuori
luogo, invece ha scatenato un’altra bellissima risata.
Il giorno
dopo, lunedì, stavo seduta alla mia scrivania tutta imbambolata a pensare ad
ogni singolo istante di quel meraviglioso bacio, di quanto le sue labbra si
erano stampate a fuoco sulle mie, del nostro correre subito dagli altri ‘se no
ci danno per dispersi’, del viaggio di ritorno in macchina del Gianlu, e del
saluto generale a tutti sul cortile di casa, quando mi arriva un sms: ‘Che dici se una
di queste sere ti porto a mangiare la pizza su quel postaccio in collina di cui
parlavamo sabato in spiaggia? Io sono libero mercoledì se vuoi’.
Ora, ero un po’
delusa dal fatto che dopo il nostro bacetto fossimo tornati a casa e buonanotte
ci vediamo prossimo weekend, ma subito la mattina dopo mi manda un messaggio,
insomma, è un buon segno no? O forse non ho letto con sufficiente attenzione ‘la
verità è che non gli piaci abbastanza', in verità non gli piaccio abbastanza da salire da me dopo un bacio ma rimandare ad un giorno qualsiasi della settimana in cui lui è libero. Sia quel che sia, fatto sta che ovviamente gli ho detto di si, e insomma stasera siamo usciti.
Io mi sono messa una camicetta bianca velata, da legare al collo con un fiocco e le rouches sulle spalle, castigata ma sexy grazie a quel vedo-non-vedo, jeans e ovviamente tacco. Lui bello, abbronzato, con la sua camicia lilla da 'sono talmente uomo che non ho paura dei colori pastello', e il suo solito sorriso smagliante.
Abbiamo mangiato questa pizza davvero squisita in questo postaccio veramente orrido, con le piastrelle anni '60, i tavoli di legno e le sedie di paglia, ma ci hanno dovuto spinger fuori con la scopa perchè ci stavamo consumando la lingua a furia di PARLARE, finalmente soli dopo quasi un mese insieme a tutti gli altri coinquilini, quattro settimane dove ho sempre voluto chiedergli mille cose guardandolo negli occhi e magari sfiorando la sua mano con le mie dita, quattro settimane dove mi sono riempita solo dei suoi sorrisi, del suo profumo, della sua essenza, quattro settimane dove mi sono completamente innamorata di lui.
E stasera era qui, con me, finalmente, e alla fine anche nel mio letto, che se lui voleva aspettare e uscire un'altra volta, io ho voluto fargli vedere la mia collezione di farfalle. L'ho fatto perchè sono stata guidata dall'istinto, da quello che vedevo nei suoi occhi, dall'odore che sentivo, dalla ferrea sicurezza che anche per lui ci sarebbe stato qualcosa in più; non ho voluto rimandare oltre e sono sicura di aver fatto la scelta giusta: non finirà qui.
E stasera era qui, con me, finalmente, e alla fine anche nel mio letto, che se lui voleva aspettare e uscire un'altra volta, io ho voluto fargli vedere la mia collezione di farfalle. L'ho fatto perchè sono stata guidata dall'istinto, da quello che vedevo nei suoi occhi, dall'odore che sentivo, dalla ferrea sicurezza che anche per lui ci sarebbe stato qualcosa in più; non ho voluto rimandare oltre e sono sicura di aver fatto la scelta giusta: non finirà qui.
Fosse altro perchè abbiamo altri 4 mesi di affitto marittimo pagato!!
Caro diario, non finirà qui, vero? Perchè lui è 'quello giusto', lui è 'lui', lui è splendido ed è quello che ho sempre aspettato."
-Candy's memories-
Tre anni e un matrimonio dopo, il mio cuore è ancora tuo, molto più di allora.
E continuo a stare lassù, nello stesso cielo azzurro e ciccioso dove riesci a portarmi ogni giorno.
E continuo a stare lassù, nello stesso cielo azzurro e ciccioso dove riesci a portarmi ogni giorno.
martedì 8 maggio 2012
Mr Hide, esci da questo corpo
Che il 2012 non sia
il mio anno è stato palese fin dal'inizio.
Anche se l'apparenza
inganna, ve lo dico già chiaro, giunti al quinto e fiorito mese posso asserire
con certezza che quest'anno bisesto, è un anno di merda.
Per anni mi sono
barcamenata per riuscire a sopravvivere all'eterna lotta tra madre e figlia,
con profonde crisi di amor filiale anche nei confronti del masculo genitore,
per non parlare di un rapporto semi-inesistente con una poppante sorella. Ma si
sa, la famiglia è la famiglia, e alla fine, volente o nolente, ne esci vivo e
vegeto, sia dalle guerre intestine che dall'adolescenza.
Poi si parte con gli
uomini, morosi, trombadores, amici, e piselli con una faccia non bene
identificata sopra. Ma si sa, gli uomini sono uomini, morto un papa e se ne fa
un altro senza troppi drammi, finchè, volente o nolente si trova quello giusto
e chi in un modo, chi in un altro, ci si sistema con buona pace delle crisi
ormonali.
Giunta agli albori
del mio quarto decennio di vita (...vado un attimo a uccidermi, poi torno),
scopro che non è finita qui, che è terribile e tutto, ma c'è una categoria con
la quale mai pensavo avrei avuto alcuna sorta di problema: le amiche. Per la
serie non c'è un attimo di pace.
Non bastava quella dell'anno
scorso che ho sfanculato dopo dieci anni di amicizia perchè si è dimenticata
del mio addio al nubilato, e che si è saputa "scusare" dopo circa un
mese dal fattaccio con un sms venuto dal nulla che diceva più o meno 'non
intrometterti più nella mia vita che tanto ormai ne eri già fuori da un pezzo';
Non bastava quella
del mese scorso che è arrivata a chiedermi aiuto per trovarle casa xchè voleva
lasciare il compagno, che poi quando è uscita fuori tutta la storia, lei è
innamoratissima e sono io che ho ingigantito tutto;
Mò la Bob, la mia
amica del piano di sopra, gran compagna di merende e tutto quanto, s'è
incazzata perchè abbiamo preso un cane, a lei i cani non piacciono, e si sta
inventando un sacco di storie per andarsene: lo facesse, tutto di guadagnato
per lei che sono quasi quattro anni che si lamenta di qualsiasi cosa riguardi
la nostra casa, sicuramente va a stare meglio, ma il fatto di andare a destra e
a manca ad asserire che non vede l’ora di lasciare la nostra famosa Strada,
togliermi il saluto e bloccarmi da fb (cosa che pare andare di moda, neanche
più un sms di ciao si usa), mi ha fatto girare i maroni: risultato? Vittimismo
e porte in faccia.
E vabbè.
Ma il punto non
voleva essere questo, il punto è: cosa mi succede? Dove ho lasciato il mio
buonismo a tutti i costi, la mia diplomazia, il mio ‘chissene, la vita è breve,
restiamo tutti amici’????
Esticazz, appena
provo sulla mia pelle che davvero la vita è breve, mando a quel paese la mia
filosofia di vita del volemosebbbene sempre a tutti i costi che mi caratterizza
fin dalla nascita e chiudo le porte a persone che fino a quel momento parevano
fondamentali.
Davvero, non so cosa
dire, se non che magari è la Cosa in Testa. O più semplicemente
sono io che mi son rotta le palle di essere Candy La Passatemipuretuttisopraconuntirchetantofaniente.
Suggerimenti?
martedì 24 aprile 2012
We are Family
E insomma, volevo primaditutto ringraziarvi per il supporto morale e non, graziegraziegrazie, ma era solo un giornata NOissima di quelle in cui vedi tutto neroneronero e vorresti urlare ma non puoi e allora chiudi la bocca, gonfi le guance, trattieni il respiro con la faccia incazzosa e pesti pure i piedini. Che poi, lo voglio ri-sottolineare, non è che volevo lagnarmi delle mie disgrazie, ma solo di non poterlo fare, e a mente lucida, riflettendoci benebenebene, ti vien da dirla come Puffo Quattrocchi: 'che è meglio!'
Infatti ora la maretta con il CM è passata, anche se rimane l'amaro in bocca, quella di sapere di aver fatto la cosa giusta ma che prezzo stai facendo pagare al tuo compagno!
Per fortuna al mio fianco ho una persona intelligente, che nonostante le rispostacce, gli scatti di nervi e le brutte parole (tutte sue), un giorno ti prende per mano, ti porta sul lato della vostra casa, ti abbraccia, e in uno dei suoi rari sorrisoni, tutto furbo e gigione, allarga il braccio e ti dice con tono importante: 'lo vedi tutto questo? Da oggi, è tutto nostro!'
Quello che vedete qui sotto è il giardino che fino a qualche giorno fa nessuno dei condomini (siamo in 3, e uno è il figlio del proprietario), poteva usare. Al mio giardino si accede dal cancelletto che si vede più o meno al centro della foto, e si sviluppa lateralmente e soprattutto dietro l'edificio. Il mio giardino e quei due/trecento metri quadri di verde che si vedono qui sotto erano separati inspiegabilmente da una rete divisoria.
E' bastato che il CM beccasse il proprietario a zonzo per il cortile, gli chiedesse 'ehi, maaaaaa non è che lo possiamo usare noi?' .....e ora questa rete divisoria non c'è più! Abbiamo all'incirca poco meno di 500 metri quadri di giardino dove poter mettere il gazebo, il salottino, la piscina con idromassaggio e cromoterapia, il campo da tennis, quello da golf e...
Ok, ok, non si può neanche più scherzare qui. Va bene, vuoto il sacco: l'ha fatto perchè è arrivato.....
Amore superbellissimo della mamma!!!!
E insomma, come si fa a non essere felici con un lupacchiotto che è appena una palla di pelo! Soprattutto quando alle sei di domenica mattina si piazza sotto la finestra della camera e piange xchè non vuole stare da solo! O quando non sa camminare e allora inciampa in mezzo ai tuoi piedi facendo inciampare anche te e allora tu cadi di faccia! O quando tutto bagnato si rotola sui tuoi stivalini di camoscio! O quando di sera ti costringe ad uscire al buio sotto un acquazzone perchè ha spostato il cuscinone dentro la sua casetta bloccandone l'entrata e piange xchè non riesce più ad entrare!
Io sono innamorata.
E ho deciso che se mai il CM mi mollerà e se lo porterà via, poichè Cane è tecnicamente suo, e io rimarrò sola e triste, mi prenderò un altro cucciolo e scenderò a sculettare mezz'oretta in piazza. Comprovato e testato per voi: 'mazza se si rimorchia!!!
Infatti ora la maretta con il CM è passata, anche se rimane l'amaro in bocca, quella di sapere di aver fatto la cosa giusta ma che prezzo stai facendo pagare al tuo compagno!
Per fortuna al mio fianco ho una persona intelligente, che nonostante le rispostacce, gli scatti di nervi e le brutte parole (tutte sue), un giorno ti prende per mano, ti porta sul lato della vostra casa, ti abbraccia, e in uno dei suoi rari sorrisoni, tutto furbo e gigione, allarga il braccio e ti dice con tono importante: 'lo vedi tutto questo? Da oggi, è tutto nostro!'
Quello che vedete qui sotto è il giardino che fino a qualche giorno fa nessuno dei condomini (siamo in 3, e uno è il figlio del proprietario), poteva usare. Al mio giardino si accede dal cancelletto che si vede più o meno al centro della foto, e si sviluppa lateralmente e soprattutto dietro l'edificio. Il mio giardino e quei due/trecento metri quadri di verde che si vedono qui sotto erano separati inspiegabilmente da una rete divisoria.
E' bastato che il CM beccasse il proprietario a zonzo per il cortile, gli chiedesse 'ehi, maaaaaa non è che lo possiamo usare noi?' .....e ora questa rete divisoria non c'è più! Abbiamo all'incirca poco meno di 500 metri quadri di giardino dove poter mettere il gazebo, il salottino, la piscina con idromassaggio e cromoterapia, il campo da tennis, quello da golf e...
Ok, ok, non si può neanche più scherzare qui. Va bene, vuoto il sacco: l'ha fatto perchè è arrivato.....
CANE!!!
Amore superbellissimo della mamma!!!!
E insomma, come si fa a non essere felici con un lupacchiotto che è appena una palla di pelo! Soprattutto quando alle sei di domenica mattina si piazza sotto la finestra della camera e piange xchè non vuole stare da solo! O quando non sa camminare e allora inciampa in mezzo ai tuoi piedi facendo inciampare anche te e allora tu cadi di faccia! O quando tutto bagnato si rotola sui tuoi stivalini di camoscio! O quando di sera ti costringe ad uscire al buio sotto un acquazzone perchè ha spostato il cuscinone dentro la sua casetta bloccandone l'entrata e piange xchè non riesce più ad entrare!
Io sono innamorata.
E ho deciso che se mai il CM mi mollerà e se lo porterà via, poichè Cane è tecnicamente suo, e io rimarrò sola e triste, mi prenderò un altro cucciolo e scenderò a sculettare mezz'oretta in piazza. Comprovato e testato per voi: 'mazza se si rimorchia!!!
mercoledì 18 aprile 2012
Maledetta, inutile autocensura
Mi sono affacciata al mondo dei blog e della scrittura un sacco di anni fa, quando stavo col mio ex ed ero, allo stesso tempo, incasinatissima e annoiatissima dalla vita.
Aprii questo primo blog parlando sostanzialmente della mia storia d'amore e delle piccole sciocchezze che mi succedevano, aprendomi pian piano grazie alle splendide persone che stavo imparando a conoscere.
Anche il mio ex era a conoscenza del mio blog, anzi, di tanto in tanto lo leggeva.
Poi successe che, dopo tre anni, realizzai che la storia con lui non aveva futuro. Non fu un'illuminazione divina, fu una semplice presa di coscienza di quello che sapevo già fin dall'inizio: non era l'uomo della mia vita, e per quanto affetto provassi, non era vero Amore.
Così aprii un secondo blog, per esternare appunto quello che stavo provando e per poter parlare liberamente della mia sbandata per il celeberrimo Barista Abbelloculo.
Prima che succedesse qualsiasi cosa col nostro affascinante eroe dalle natiche d'acciaio, andai dal mio ex e gli dissi che era finita. Lui non ne volle sapere, e propose una pausa di riflessione di un mese; io non ho mai creduto alle pause di riflessione, ma pensai che almeno questo glielo dovevo. Dopo due settimane gli ribadii che per me era finita, che la settimana successiva sarei partita per una vacanza con la mia amica Bob, e che doveva farsene una ragione. Gli buttai lì che avevo pure cancellato il mio primo blog, quello che parlava di noi due, giusto per sottolineare il fatto che per me la storia era proprio chiusa. Lui mi implorò di aspettare ancora un pò, di andare in vacanza, e lì, lontano da stress e pensieri vari, di rifletterci meglio. Ancora una volta protrassi (inutilmente) la sua e la nostra agonia, come a voler dare un soffio d'ossigeno ad uno coi polmoni pieni d'acqua e che sa già di stare inesorabilmente affogando.
Nel bel mezzo della mia vacanza, mi contattò dicendo che aveva trovato il mio secondo blog, quello segreto, quello che diceva che la sera prima di partire mi ero limonata il Barista.
Una volta tornata, non negai nulla, anzi, m'inventai che c'ero proprio andata a letto col Barista, con la speranza di chiudere con quell'agonia, e quando, dopo un primo momento di sdegno, mi disse che mi perdonava e che voleva stare con me a tutti i costi, fui colpita da una Vera Illuminazione Divina: l'ultima cosa che volevo nella vita era un uomo completamente privo di spina dorsale.
Cancellai anche quel secondo blog, me ne stetti buona buonina per un mesetto o due, e poi non ce la feci più, ne aprii un terzo, allegro, frizzante, e ricco delle centinaia di avventure da single-dopo-tre-anni-che-ora-m'importa-solo-delle-mie-amiche-e-di-fare-tanta-festa.
Il mio fantastico ex, che non si rassegnava ad avermi perduta, si trasformò in un uno stalker del nuovo millennio: rintracciò il mio blog, si creò un nick name, aprì un blog dove i post erano puro delirio di una vita totalmente inventata (viaggi all'estero, weekend romantici con la fidanzata, vita felice e appagante), e, manco a dirlo, divenne mio follower e assiduo commentatore del mio blog.
Io, che non sono scema, a brevissimo cominciai a sospettare che c'era qualcosa che non andava: prima la brutta sensazione che mi dava leggere i suoi commenti e i suoi post, poi alcune strane coincidenze, e infine la prova lampante. Una volta smascherato, l'ho fatto uscire definitivamente dalla mia vita, dato che fino ad allora, in quei quattro mesi, ci eravamo ripromessi di rimanere amici.
E dalla mia vita è uscito, senza rimpianti, senza rimorsi, senza 'ma chi me l'ha fatto fare', senza particolari ricordi piacevoli ma neanche spiacevoli. Non mi ha lasciato rammarico, fastidio, malinconia, tenerezza e men che meno rabbia. A distanza di quattro anni posso dire con lucidità che quella relazione mi ha lasciato il nulla.
Se non una cosa.
Mi ha tolto la libertà di espressione nel mondoblog.
Ancora oggi non riesco a prendere in mano una tastiera e sfogarmi come facevo allora, scrivendo tutto quello che mi passa per la testa, i miei patemi d'animo, le cose che mi succedono, sapendo di trovare persone che sanno ascoltarmi, sanno incoraggiarmi, sanno consolarmi. Mi serve, ma non ce la faccio, e non è una ferita che scotta, è una cicatrice messa in bella mostra che mi ricorda costantemente che non posso fidarmi di niente e di nessuno.
Ed ecco che non riesco a scrivere che non sto passando un bel periodo con l'unica persona che abbia mai amato, che le sue parole dette con il sangue alla testa mi fanno del male, ma che mentre le dice i suoi occhi mi implorano di amarlo come non ho mai fatto fino ad ora. Non posso dire cosa sta succedendo, solo dire che non è bello.
Non riesco a scrivere che sono preoccupata, tanto preoccupata per la mia famiglia del finto Mulino Bianco, non posso dire perchè, non posso chiedere dei consigli, posso appoggiarmi solo a me stessa.
Non posso parlarvi di una faccenda che mi tarla l'anima da tre anni, che da troppo tempo mi sta dando tanta rabbia, tanta delusione, e ho paura di dove queste sensazioni mi porteranno.
Non ho voglia di scrivere dei miei progetti, della fatica che sto facendo per realizzarli, degli ostacoli che sto incontrando.
E son cose che nella vita a 3D continuo a soffocare con tutti, perchè io sono la bella e felice Candy, con un marito fantastico, un lavoro da sogno, una vita piena e invidiabile.
Che poi è così eh, il CM è il mio Principe Azzurro in tutti i sensi, sono appagata e contenta da quello che faccio dal mattino alla sera, semplicemente ho i miei problemi come tutti.
Quello di cui mi sto lamentando è il non potermi sfogare con niente e nessuno, nè qui, nè altrove, quando la trovo una cosa importantissima, perchè, come dice Rose, 'il cuore di una donna è un oceano di segreti', ma come dico io, che fatica tenerli ben chiusi: a volte quando piove incessantemente per qualche settimana, è necessario aprire una breccia nella diga, o si rischia seriamente che crolli tutto.
Come dice invece Zucchero, scusate, ma oggi la vedo nera.
Aprii questo primo blog parlando sostanzialmente della mia storia d'amore e delle piccole sciocchezze che mi succedevano, aprendomi pian piano grazie alle splendide persone che stavo imparando a conoscere.
Anche il mio ex era a conoscenza del mio blog, anzi, di tanto in tanto lo leggeva.
Poi successe che, dopo tre anni, realizzai che la storia con lui non aveva futuro. Non fu un'illuminazione divina, fu una semplice presa di coscienza di quello che sapevo già fin dall'inizio: non era l'uomo della mia vita, e per quanto affetto provassi, non era vero Amore.
Così aprii un secondo blog, per esternare appunto quello che stavo provando e per poter parlare liberamente della mia sbandata per il celeberrimo Barista Abbelloculo.
Prima che succedesse qualsiasi cosa col nostro affascinante eroe dalle natiche d'acciaio, andai dal mio ex e gli dissi che era finita. Lui non ne volle sapere, e propose una pausa di riflessione di un mese; io non ho mai creduto alle pause di riflessione, ma pensai che almeno questo glielo dovevo. Dopo due settimane gli ribadii che per me era finita, che la settimana successiva sarei partita per una vacanza con la mia amica Bob, e che doveva farsene una ragione. Gli buttai lì che avevo pure cancellato il mio primo blog, quello che parlava di noi due, giusto per sottolineare il fatto che per me la storia era proprio chiusa. Lui mi implorò di aspettare ancora un pò, di andare in vacanza, e lì, lontano da stress e pensieri vari, di rifletterci meglio. Ancora una volta protrassi (inutilmente) la sua e la nostra agonia, come a voler dare un soffio d'ossigeno ad uno coi polmoni pieni d'acqua e che sa già di stare inesorabilmente affogando.
Nel bel mezzo della mia vacanza, mi contattò dicendo che aveva trovato il mio secondo blog, quello segreto, quello che diceva che la sera prima di partire mi ero limonata il Barista.
Una volta tornata, non negai nulla, anzi, m'inventai che c'ero proprio andata a letto col Barista, con la speranza di chiudere con quell'agonia, e quando, dopo un primo momento di sdegno, mi disse che mi perdonava e che voleva stare con me a tutti i costi, fui colpita da una Vera Illuminazione Divina: l'ultima cosa che volevo nella vita era un uomo completamente privo di spina dorsale.
Cancellai anche quel secondo blog, me ne stetti buona buonina per un mesetto o due, e poi non ce la feci più, ne aprii un terzo, allegro, frizzante, e ricco delle centinaia di avventure da single-dopo-tre-anni-che-ora-m'importa-solo-delle-mie-amiche-e-di-fare-tanta-festa.
Il mio fantastico ex, che non si rassegnava ad avermi perduta, si trasformò in un uno stalker del nuovo millennio: rintracciò il mio blog, si creò un nick name, aprì un blog dove i post erano puro delirio di una vita totalmente inventata (viaggi all'estero, weekend romantici con la fidanzata, vita felice e appagante), e, manco a dirlo, divenne mio follower e assiduo commentatore del mio blog.
Io, che non sono scema, a brevissimo cominciai a sospettare che c'era qualcosa che non andava: prima la brutta sensazione che mi dava leggere i suoi commenti e i suoi post, poi alcune strane coincidenze, e infine la prova lampante. Una volta smascherato, l'ho fatto uscire definitivamente dalla mia vita, dato che fino ad allora, in quei quattro mesi, ci eravamo ripromessi di rimanere amici.
E dalla mia vita è uscito, senza rimpianti, senza rimorsi, senza 'ma chi me l'ha fatto fare', senza particolari ricordi piacevoli ma neanche spiacevoli. Non mi ha lasciato rammarico, fastidio, malinconia, tenerezza e men che meno rabbia. A distanza di quattro anni posso dire con lucidità che quella relazione mi ha lasciato il nulla.
Se non una cosa.
Mi ha tolto la libertà di espressione nel mondoblog.
Ancora oggi non riesco a prendere in mano una tastiera e sfogarmi come facevo allora, scrivendo tutto quello che mi passa per la testa, i miei patemi d'animo, le cose che mi succedono, sapendo di trovare persone che sanno ascoltarmi, sanno incoraggiarmi, sanno consolarmi. Mi serve, ma non ce la faccio, e non è una ferita che scotta, è una cicatrice messa in bella mostra che mi ricorda costantemente che non posso fidarmi di niente e di nessuno.
Ed ecco che non riesco a scrivere che non sto passando un bel periodo con l'unica persona che abbia mai amato, che le sue parole dette con il sangue alla testa mi fanno del male, ma che mentre le dice i suoi occhi mi implorano di amarlo come non ho mai fatto fino ad ora. Non posso dire cosa sta succedendo, solo dire che non è bello.
Non riesco a scrivere che sono preoccupata, tanto preoccupata per la mia famiglia del finto Mulino Bianco, non posso dire perchè, non posso chiedere dei consigli, posso appoggiarmi solo a me stessa.
Non posso parlarvi di una faccenda che mi tarla l'anima da tre anni, che da troppo tempo mi sta dando tanta rabbia, tanta delusione, e ho paura di dove queste sensazioni mi porteranno.
Non ho voglia di scrivere dei miei progetti, della fatica che sto facendo per realizzarli, degli ostacoli che sto incontrando.
E son cose che nella vita a 3D continuo a soffocare con tutti, perchè io sono la bella e felice Candy, con un marito fantastico, un lavoro da sogno, una vita piena e invidiabile.
Che poi è così eh, il CM è il mio Principe Azzurro in tutti i sensi, sono appagata e contenta da quello che faccio dal mattino alla sera, semplicemente ho i miei problemi come tutti.
Quello di cui mi sto lamentando è il non potermi sfogare con niente e nessuno, nè qui, nè altrove, quando la trovo una cosa importantissima, perchè, come dice Rose, 'il cuore di una donna è un oceano di segreti', ma come dico io, che fatica tenerli ben chiusi: a volte quando piove incessantemente per qualche settimana, è necessario aprire una breccia nella diga, o si rischia seriamente che crolli tutto.
Come dice invece Zucchero, scusate, ma oggi la vedo nera.
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